I "Crest" dei team della MLS

I "Crest" dei team della MLS
Gli stemmi delle 19 compagini MLS anche per la stagione 2014

MLS Blog Italia: Proviamo a ripartire!

Cari amici lettori del blog "Major League Soccer Italia",

il 2013 è stato per chi scrive un anno durissimo da affrontare e ciò ha dovuto imporre uno stop all'attività di questa pagina sul soccer nord-americano.

Come vi avevo scritto lo scorso ottobre, la volontà del sottoscritto era di riprendere le pubblicazioni e gli aggiornamenti.

Ora, è il momento di riprovarci! Cambierò gradualmente qualcosa a livello grafico e non solo e proveremo anche a recuperare anche parte del regresso.

Le porte per collaborazioni e suggerimenti, come sempre, sono sempre aperte alle Vostre email.

Un abbraccio "virtuale" a voi tutti che spero di ritrovare ancora al mio fianco in questa passione per il mondo del calcio, soccer come dicono, in Nord America.


Giuseppe


venerdì 15 gennaio 2010

MLS: Mathis ai Galaxy, Albright a New York

A Philadelphia, come abitudine essendoci tutti i club presenti per il Super Draft sono state intavolate molte trattative, ed alcune concluse. Insomma, un pò come se si fosse tutti a Milano al Gallia un tempo, o all'Ata Quark oggi per il calciomercato.


La novità più gustosa è la cessione da parte dei campioni in carica dei Real Salt Lake di Clint Mathis che per la terza volta in carriera ritornerà ai Los Angeles Galaxy. Chi scrive ebbe la fortuna nel 1997 di vederlo giocare dal vivo alle Universiadi al pari di gente come Olsen, e comprendendo sin da subito le qualità del calciatore.


Al draft del 1998 Mathis approda ai Galaxy, poi vestirà la maglia dei Metrostars con cui stabilirà il record di cinque gol in una sola gara, ed è protagonista ai mondiali nippo-koreani nel 2002 dove sarà ricordato per il taglio di capelli alla mohicano, e successivamente emigra in Germania nell'Hannover.

Ritorna nella MLS nel 2005 approdando ai Real Salt Lake per poi trasferirsi in Colorado l'anno seguente, e quindi ritorna a New York che però lo trasferisce nel post season 2007 ai Galaxy di Ruud Gullit con cui gioca nella tounee in Oceania e Australia.

Poi a sorpresa nel gennaio 2008 si trasferisce ai greci dell'Ergotelis contribuendo alla miracolosa salvezza del club ellenico, poi ritorna nella Mls ancora ai Real Salt Lake con cui centra nel 2009 il successo in MLS Cup.

Ora il nuovo ritorno del 33enne ragazzone della Georgia americana ai Galaxy di Bruce Arena, ed essendo avanti negli anni e con un ingaggio elevato, la contropartita per la compagine dello Utah non è di quelle apperentemente memorabili.

Scambio della posizione nel primo round del draft 2010 tra i due club, cosa alquanto ridicolo perchè la formazione di Kreis acquisisce la scelta 15 e cede ai californiani la 16, e sempre ai Real andrà la terza scelta dei Galaxy nel draft 2011.
L'altro movimento importante, è la cessione del terzino Chris Albright da parte dei New England Revolution ai New York Red Bulls. Albright nella passata stagione per problemi fisici ha disputato appena un match, ma pare che dietro il suo inutilizzo vi fosse anche qualche screzio avuto con l'head coach bostoniano Steve Nicol.
Albright, in carriera aveva iniziato da ala per poi trasformarsi in duttile difensore esterno, prodotto della Virginia University aveva mosso i primi passi in MLS ai DC, quindi il trasferimento ai Galaxy di cui è stato per sei anni una colonna (2002 al 2008), e infine il trasferimento ai Revs.

Il suo nome era da mesi al centro di rumors, perchè Nicol lo voleva scaricare ad ogni costo anche per l'alto ingaggio, e perchè essendo di Philadelphia appariva un ideale innesto per gli Union. Pur tuttavia l'accordo con il club guidato da Nowak non si è mai raggiunto.

Ieri l'annuncio del trasferimento a New York: in cambio la contropartita sono state le draft pick numero 31 e 48. Di Albright si ricorda anche l'infortunio che nel 2006 lo costrinse a saltare i mondiali in Germania dove era stato incluso tra i ventitre nazionali di Bruce Arena.

giovedì 14 gennaio 2010

Mercato: conferme, trades e rumors

Vigilia del SuperDraft 2010 all'insegna del mercato tra conferme, trades, e rumors per la Mls.

Conferme: innanzitutto i Columbus Crew dopo aver prolungato di quattro anni all'attaccante Jason Garey e al difensore Jed Zayner, hanno rinnovato il contratto sino al 2010 con "el mellito" Guillermo Barros Schelotto.

Altro rinnovo importante, Dallas ha raggiunto l'accordo per confermare il fantasista colombiano David Ferreira anche per la prossima stagione, il cartellino del giocatore è di proprietà della società brasiliana - partner dei texani - dell'Atletico Paranaense.





Movimenti di mercato: I DC United hanno riportato a casa il portiere Troy Perkins reduce da due stagioni ai norvegesi del Valerenga. In realtà questa operazione coinvolge anche i Philadelphia Union che avevano ricevuto dalla Mls il giocatore dalla "lottery" delle allocations Mls.


I DC per Perkins cedono alla formazione di Nowak il centrocampista offensivo brasiliano Fred Carreiro, la loro prima scelta nel draft 2010 (la settima assoluta) ed anche del denaro non quantificato.
Insomma, un grande affare per i neonati Union! Nella lottery delle allocation gli Union ottengono dai DC, o la conservano questo non è molto chiaro, la sesta posizione in griglia.


Rumors : I Fire avrebbero anche definito l'acquisto dell'ala destra salvadoregna Julio Enrique Martinez dai messicani del Leon, già anticipato giorni addietro, ma manca ancora l'ufficialità.


La formazione di De los Cobos e i Chivas Usa si contenderebbero il 34enne centrocampista messicano Ramon Morales, a fine contratto con i Chivas messicani.



Un altro salvadoregno il centrocampista Osael Romero del Vista Hermosa sarebbe seguito da Chivas Usa e Dallas.

L'attaccante costaricano Andy Herron, svincolatosi dall'Herediano e già in Mls con Crew e Fire, sembrerebbe prossimo ad un nuovo ritorno questa volta ai KC Wizards, grazie anche ai buoni uffici dell'agente Diego Gutierrez, ex centrocampista di KC e Chicago.

Mondiali 2018-2022: l'USSF presenta la candidatura

SudAfrica 2010, Brasile 2014: chi ospiterà le fasi finali dei mondiali del 2018 e del 2022?


Gli Usa hanno avanzato la propria candidatura per entrambe le edizioni, sebbene appare altamente probabile che la prima delle due edizioni sia destinata all'Europa, mentre una candidata forte extra-europea potrebbe essere l'Australia. Decisioni attese tra poco più di dieci mesi dalla FIFA.

In America, però, ci credono: del resto - ricordano dall'USSF al massimo organismo calcistico - i mondiali del 1994 sono ancora commercialmente il miglior risultato per incassi e presenze allo stadio rispetto anche le successive tre edizioni ed il dato non potrà lontanemente essere eguagliato dalla prima kermesse in terra africana.

I mondiali del 1986 erano destinati ad essere ospitati dalla Colombia che però nel 1982 vi rinunciò per problemi principalmente economici, d'urgenza si decise di riassegnarli: tre pretendenti il Messico che li aveva accolti già nel 1970, il Canada e gli Usa.

Vinse il Messico, anche perchè alla Fifa c'era scetticismo verso un'edizione negli Stati Uniti che vedevano emergere le prime difficoltà di una NASL spendacciona e non ben radicata nel tessuto sociale come testimoniava il modesto seguito di pubblico in quasi tutti gli stadi. Chissà se quel mondiale fosse stato ospitatato in Nord America forse si sarebbe potuta evitare la bancarotta della Nasl due anni più tardi, ma questo non è dato saperlo...


Il mondiale di calcio negli Usa vi arriva nel 1994, anche grazie alle spinte dell'ex statista Henry Kissinger: la nazionale di casa già all'edizione italiana era finalmente tornata a calcarne il palcoscenico da cui mancava dall'edizione del 1950. E sebbene il pubblico americano non era molto competente, però puntualmente rispose presente ed insieme arrivarono turisti da ogni dove per l'occasione. Piccola chicca la mascotte era il cane Dingo.


Ciò che rimane più di ogni cosa nelle memoria degli organizzatori era il caldo rovente l'umidità, anche perchè per esigenze televisive si scelse di giocare ad orari tra la tarda mattinata e il primo pomeriggio. Nella memoria dei tifosi rimangono le prodezze dei campioni, ma anche quelle storie tristi del nuovo doping di Maradona o dell'assassinio di Escobar al rientro dell'eliminata Colombia.


Merito di quel mondiale è anche la crescita della pratica del calcio negli Usa,, e soprattutto la nascita di una nuova lega: la Major League Soccer. Volano anche per l'attività del calcio femminile in cui le atlete americane hanno più volte eccelso.
Secondo Alan Rothenberg, ex capo della macchina organizzativa di quei mondiali, la nazionale americana potrebbe essere competitiva per il titolo già nel 2018. Probabilmente questa rappresenta un'illusione a dispetto della crescita del "soccer".
Prendendo per buona questa teoria, l'USSF, e forte anche del sostegno del presidente Barack Obama, vorrebbe che ciò avvenisse sul suolo americano e consacrasse definitivamente questo sport nel cuore degli americani.

In ballo come detto ci sono le assegnazioni dei mondiali del 2018 e del 2022, e la candidatura è rivolta ad entrambe le edizioni. Il presidente dell'USSF Sunil Gulati ha presentato a supporto della domanda un'offerta di 18 città che potranno ospitare le gare. In realtà stando alla FIFA queste poi dovranno essere ridotte tra 9 e 12.

La bid americana comprende soli impianti già esistenti, per lo più stadi in uso alle franchigie di football americano vista la politica della MLS dei SSS: Atlanta, Baltimore, Boston, Dallas, Denver, Houston, Indianapolis, Kansas City, Los Angeles, Miami, Nashville, New York, Philadelphia, Phoenix, San Diego, Seattle, Tampa e Washington, D.C.

A sorpresa escluse rispetto all'edizione del 1994, per vari motivi: Chicago, Detroit, Orlando e San Francisco. Ma anche altre appetibili: Charlotte, Cleveland, Jacksonville, Oakland, Tulsa, Birmigham, St. Louis e New Orleans.

Nonostante una grande macchina organizzativa ed economica, però, gli Usa non sembrano essere tra le favorite. La candidatura europea più forte, insieme a quella dell'Inghilterra, pare essere quella della Russia che contese quando ancora si chiamava Unione Sovietica l'edizione del 1990 all'Italia.

martedì 12 gennaio 2010

Superdraft 2010: prospetti e ipotesi

Ci siamo, uno dei momenti più attesi per gli appassionati tifosi della Major League Soccer è arrivato. Alle ore 14 di Philadelphia, le 20 italiane, del 14 gennaio si svolgerà il Super Draft 2010.

Nel mentre gli aspiranti calciatori disputano a Ft. Lauderdale in Florida la "Combine", sotto gli occhi attenti di tecnici, osservatori e dirigenti delle compagini della Mls ma anche di quelli della neonata Division 2.

Il draft è uno strumento tipico degli sport americani, attraverso cui i team sono chiamati a scegliere i migliori prospetti da inserire nei loro organici, e per lo più i prescelti provengono dalle formazioni dei college universitari, la NCAA division.

Anche il "soccer" compie le sue scelte nel contesto di una serata caratterizzata dalla suspance e dall'emozione degli eleggibili. Immaginate quali tensioni, aspettative e speranze si possano nutrire in questi casi.

In quattro giri disponibili tutti i sedici team compieranno le loro scelte in base all'ordine di chiamata che offrirà la prima scelta ai neonati Philadelphia Union, per poi proseguire secondo la classifica dell'anno passato dal tem peggiore sino ai campioni in carica dei Real Salt Lake.

Non tutte le chiamate, però, sono nelle mani dei club originariamente titolari, ciò perchè è diffusa la prasi di inserire in scambi di mercato anche le slot del draft. C'è poi chi essendo particolarmente interessata ad un'atleta è disposto anche ad acquisire una posizione migliore in griglia. Rumors, raccontano come in queste ore ci sia un tentativo in tal senso di Mo Johnston: Toronto sarebbe fortemente interessata all'acquisizione del giovane attaccante canadese Teal Bunbury (19, Akron, il padre Alex ha giocato a lungo nel Maretimo in Portogallo, e nei KC Wizards), vincitore dell'Hermann Trophy 2009 quale miglior giocatore di college, ma pare che nessun team dei primi cinque sia disposto a cedere la sua scelta.

Va detto che non sempre le scelte compiute dai team si siano rivelati molto felici, poichè il passaggio al professionismo nel calcio non è semplice. Succede spesso che questi atleti non riescano a confermarsi, alcuni impiegano talvolta anni per ritagliarsi uno spazio. Oggi, però, sembra che dai college stia migliorando anche la qualità dei ragazzi più pronti tecnicamente e tatticamente al passaggio, e ciò denota la crescita dell'intero movimento.

Sino ad un mese addietro, il favorito ad essere la prima scelta era il difensore di Ike Opara (20, Wake Forest), ma oggi il preferito sembrerebbe essere l'attanccante congolese Danny Mwanga (19, Oregon State, foto sx). Tre gli outsider: il già citato Bunbury (Akron), l'interno dalle lunghe leve Tony Tchani (20, Virginia, foto dx) e l'esterno offensivo Corben Bone (21, Wake Forest).


Sembra davvero inutile sbizzarrirsi in previsioni per le 64 chiamate complessive, ma nel nostro piccolo proviamo ad ipotizzare per puro gioco le prime. Focalizziamo l'attenzione per i migliori prospetti per ruolo, sebbene in sincera onestà dobbiamo ammettere che non si ha chiara idea del valore di tutti coloro che sono considerati eleggibili.
Capitolo portieri: la scuola americana nel ruolo offre buone garanzie, anche per ragazzi provenienti dall'estero se si pensa alle prestazioni di Frei lo scorso anno. I migliori rappresentanti sembrano essere nell'ordine: Ivan Bubonja (23, serbo, U.Illinois), Brian Perk (20, Ucla, foto dx), Sean Johnson (21, Central Florida) e Misha Rosenthal (22, Northwestern).

In linea di massima nessun club dovrebbe scegliere un estremo difensore al primo round. Chi ha bisogno di un portiere? I Revs avranno Reis fuori causa per infortunio ed hanno perso il loro secondo Knighton, sebbene si dice che questi potrebbe tornare in un trade. Chivas, Real e Fire sulla carta dovrebbero puntare su un giovane da mettere alle spalle dei rispettivi titolari.

Bubonja rappresenta una mezza incognita poichè potrebbe scegliere l'Europa, mentre Johnson ha firmato un Generation Adidas (GA) che lo rende molto appetibile per tutti non incidendo sul salary. Perk potrebbe essere l'ideale secondo per Thornton e Rosenthal potrebbe essere un rimpiazzo ideale per il "pool" di soccorso della Mls.

Capitolo difensori: il nome sulla bocca di tutti è come detto quello del centrale Ike Opara che al pari del giovanissimo Zach Herold (nazionale U17 ai mondiali in Nigeria) hanno il vantaggio del contratto GA. Contratto senior firmato, invece, per il jolly Zach Loyd (22, N.Carolina).

Opara è una prima scelta, difficilmente nel draft sfuggirà ad una delle prime tre chiamate. La duttilità di Loyd fa gola a molti team, potrebbe finire a Dallas che ha due scelte utili consecutive nel primo giro, ma il fatto che abbiano ingaggiato recentemente il ghanese Aziz, lascia presagire che potrebbero essere orientati su altro. Alle loro spalle un rinforzo per la difesa potrebbe essere utile ai DC, ma anche ai campioni del RSL.

Per il resto il gruppone dei difensori sarà scelto dai team secondo valutazioni variabili secondo necessità e caratteristiche, e possibilmente appartenenza geografica in modo da offrire un contratto economicamente più basso (gli ingaggi non sono molto alti, va ricordato sempre).

Nomi interessanti sono sitenuti: Barry Rice (22, Kentucky), Gale Agbossoumonde (ex Miami in Usl, 18, Ucla, ma su cui avrebbe messo gli occhi lo Sporting Braga), Nick Cardenas (22, San Diego State), Ofori Sarkodie (21, Indiana), Phil Edginton (21, Louisville), l'anglo-nigeriano Korede Aiyegbusi (22, N.C. State).

Più complessa la situazione a centrocampo, anche perchè spesso gli americani considerano gli esterni e delle mezzepunte nella categoria degli attaccanti. In generale, ancora oggi molti college's team non danno molto peso alla tattica e al miglioramento dei fondamentali individuali.

Del resto poi è frequente che un giocatore all'approdo in MLS sia reimpostato tatticamente in altro ruolo dai nuovi coach. Cito due esempi degli ultimi anni: Geoff Cameron era arrivato ad Houston con le credenziali di attaccante esterno, ebbene Kinnear lo ha impiegato da esterno e centrale in mediana, ed ottimamente al centro della difesa; Jeremy Hall è arrivato a NY lo scorso anno da ala sinistra ed è stato tatticamente reimpostato da Osorio quale terzino destro.

Tra i centrocampisti offensivi il nome più gettonato è quello di Tchani che con i Virginia Cavaliers (campione NCAA 2009), agiva centralmente dietro le punte. Potrebbe essere l'ideale vice di Christian Gomez ai DC. Agisce partendo da posizione più esterna Corben Bone, potrebbe essere l'erede di Huckerby a San Josè. Entrambi con contratto GA, non peserebbero economicamente sui loro nuovi, e così anche Dilly Duka (20, U-20, Rutgers e Red Bulls Academy, foto sx) che piace molto ai Crew.

In questo ruolo altre alteranative interessanti potrebbero essere: il giovanissimo Luis Gil (16 anni, U-17, seguito da club messicani ed europei), Michael Stephens (20, Ucla), Kyle Nakazawa (21, Ucla) e il paisà Mike Pezza (22, U.Connecticut).

Per il reparto mediano abbondano i nomi: due i GA, Blair Gavin (21, Akron) ed Amobi Okugo (18, Ucla, se ne parla benissimo, foto dx), poi Nelson Becerra (St.John's), JT Noone (22, Temple) e Austin Da Luz (22, Wake Forest, contratto Mls sottoscritto). Molto quotati anche due centrocampisti difensivi, il 24enne finlandese Toni Stahl (U.Connecticut) e Seth Sinovic (Creighton).

Un pò tutti i club hanno bisogno di nuova linfa a centrocampo, l'importante è non esercitare troppe pressioni che potrebbero risultare fatali.

In attacco: oltre Bunbury e Mwanga citati all''inizio, i nomi più accreditati sono Andre Akpan (22, U20, Harvard e contratto in tasca e probabile prima scelta di Dallas, foto dx), Zack Schilawski (22, Wake Forest)e l'assai grezzo Brian Ownby (19, Virginia). Infine, due GA molto interessanti Andrew Wiederman (20, California) ed il baby Jack McInerney (17, U17 che in Nigeria ha impressionato per le capacità tecniche con cui difendeva palla e senso del gol, foto sx).
I risultati ottenuti sul campo nel passato torneo, al loro primo anno da "rookie" dei vari Pontius e Wallace (DC), Gonzalez e DelaGarza (Galaxy), Alston e Barnes (NE), Frei, Cronin e White (Toronto), Zakuani (Sounders) e di tanti altri che hanno fatto intravedere buone qualità testimonia che si può ben pescare con intelligenza e pazienza dalle formazioni dei college.

lunedì 11 gennaio 2010

Crew: a marzo i quarti della CCL con il Toluca


L'edizione 2009/10 della Concacaf Champions League riprenderà nel marzo 2010, e vedrà ancora in campo l'ultima superstite del calcio statunitense, i Columbus Crew impegnati nei quarti di finale della manifestazione in quella che si preannuncia un improba sfida con i messicani del Toluca.



Le difficoltà per il team guidato dal "polish rifle" Robert Warzycha sono molteplici: la forza del Toluca e il poco incoraggiante dato che nessun club americano abbia vinto sul suolo messicano, ma anche il presumibile gap atletico con cui i Crew si presenteranno all'evento anticipando la preparazione rispetto all'avvio della stagione negli Stati Uniti, ed il non trascurabile aspetto di potersi presentare anche con i ranghi ridotti da un roster ancora incompleto.

Anche questa edizione si è rivelata assai infelice per i team nord-americani, un preliminare "fratricida" ha visto i Puerto Rico Islanders (militanti in USL-1, e semifinalisti della CCL 2008) eliminare i Toronto FC, l'unica rappresentante canadese eletta attraverso la "Nutrilite Voyager Cup" in cui era prevalsa su Vancouver Whitecaps e Montreal Impact, questi ultimi arrivati ai quarti nell'edizione 2008).


I portoricani nelle cui fila milita l'italo-americano Christian Arrieta (nato in Florida, e noto in Italia principalmente per aver vinto la prima edizione del reality "Campioni"), passano il turno grazie a una robusta dose di fortuna, ma anche con merito per l'organizzazione tattica imposta dal tecnico nordirlandese Colin Clarke. Vittoria per 0-1 (rete di Jagdeosingh) al "BMO" di Toronto e reti inviolate nel ritorno.

I disastrosi Red Bulls New York, edizione 2009 di Juan Carlos Osorio, era inevitabile che fossero eliminati nel preliminare ad opera del W. Connection di Trinidad & Tobago. Pur tuttavia il team della "grande mela" ci aveva illuso strappando un buon 2-2 all'andata nei Caraibi (una delle reti dell'esordiente austriaco Oebster), ma poi facendo harakiri al "Giants" (1-2).

Più fortunati, invece i DC United (qualificati attraverso la vittoria dell'US Open Cup 2008) che prevalgono ai rigori sui salvadoregni del Firpo, dopo che entrambe le gare si erano concluse sull'1-1.

I detentori della MLS Cup 2008, i Columbus Crew ammessi direttamente alla fase a gironi si sono ritrovati tra gli avversari i Puerto Rico Islanders, il Cruz Azul (Messico) e il Saprissa (Costa Rica).
Per i DC girone con: Toluca (Messico), Marathon (Honduras) e San Juan Jabloteh (Trinidad).
L'altra compagine americana, ammessa di diritto ai gironi, erano gli Houston Dynamo che dovevano vedersela con Metepan (El Salvador), Deportivo Arabe Unido (Panama) e Pachuca (Messico, vincitore della passata edizione della CCL).
Il quarto e ultimo girone, invece, era composto da: Pumas Unam (Messico), Comunicaciones (Guatemala), W. Connection (Trinidad) e Real Espana (Honduras).

Ancora una volta il torneo e la sua formula non ha entusiasmato società americane che per lo più mandavano in campo seconde linee, ed in verità neppure i tifosi sono stati attratti dalla gare infrasettimanali scarsamente


Chi davvero deve rammaricarsi sono gli Houston Dynamo inseriti in un girone modesto avrebbero potuto far altra strada ed invece si son visti eliminare a loro volta dal Metepan già eliminato in una gara che rimarrà nella storia per una rete del portiere texano Tally Hall con un proprio rinvio.



Oggettivamente l'impresa è stata sfiorata dai DC United che eppure hanno rischiato di qualificarsi se fossero riusciti ad espugnare il terreno del Toluca, ma si sono dovuti accontentare di un pari che è valso la qualificazione agli honduregni del Marathon.

Se la fortuna ha voltato le spalle a Dynamo e DC, ha lievemente aiutato i Crew: classificati secondi nel loro girone alle spalle dei messicani del Cruz Azul. In coda all'articolo troverete tutti i risultati e le classifiche dell'edizione 2009/10 della Champions League centro-nordamericana.

A marzo la manifestazione riprenderà con la disputa dei quarti, quindi a seguire semifinali e la finale che si disputerà sul doppio confronto. Inutile dire che le favorite per la vittoria siano le compagini messicane.

Questo il calendario previsto per i quarti, con il già previsto accoppiamento per le semifinali:

Quarti finale:
9/3, Columbus Crew-Toluca
17/3, Toluca-Columbus Crew
10/3, Comunicaciones-Pachuca
16/3, Pachuca-Comunicaciones
10/3, Marathón-Pumas
18/3, Pumas-Marathón
11/3, Arabe Unido-Cruz Azul
17/3, Cruz Azul-Arabe Unido
Semifinali: Andata 30/3-1/4, e Ritorno 6-8/4;
Finali: Andata 20-22/4, e Ritorno 27-29/4;
__________________________________
Concacaf Champions League 2009/10
Preliminari:
San Francisco (PAN)-San Juan Jabloteh (TRI) 2-0; 0-3;
Pachuca (MEX)-Jalapa (GUA) 3-0; 7-1;
W Connection (TRI)-New York Red Bulls (USA) 2-2; 2-1;
Olimpia (HON)-Arabe Unido (PAN) 2-1; 0-1;
Herediano (CRC)-Cruz Azul (MEX) 2-6; 0-0;
D.C. United (USA)-Firpo (SLV) 1-1; 1-1, 5-4 rig.;
Liberia (CRC)-Real Espana (HON) 3-0; 0-6;
Toronto FC (CAN)-Puerto Rico Islanders (PUR) 0-1; 0-0;
Fase a gironi:
Gruppo A: Pachuca 15, Arabe Unido 10, Dynamo 7, Metapàn 3;
Houston Dynamo-AD Isidro Metapan 1-0
Dep. Arabe Unido-Pachuca CF 4-1
Pachuca CF - AD Isidro Metapan 5-0
Dep. Arabe Unido - Houston Dynamo 1-1
AD Isidro Metapán - Dep. Arabe Unido 0-1
Pachuca CF-Houston Dynamo 2-0
AD Isidro Metapan - Pachuca CF 0-4
Houston Dynamo - Dep. Arabe Unido 5-1
Dep. Arabe Unido - AD Isidro Metapán 6-0
Houston Dynamo - Pachuca CF 0-1
AD Isidro Metapan - Houston Dynamo 3-2
Pachuca CF - Dep. Arabe Unido 2-0
Gruppo B: Toluca 13, Marathon 12, DC United 10, Jabloteh 0;
CD Marathón-DC United 3-1
San Juan Jabloteh - CD Toluca 0-1
CD Marathón - San Juan Jabloteh 3-1
DC United - CD Toluca 1-3
San Juan Jabloteh - DC United 0-1
CD Toluca-CD Marathón 7-0
CD Toluca - San Juan Jabloteh 3-0
DC United - CD Marathón 3-0
DC United - San Juan Jabloteh 5-1
CD Marathón - CD Toluca 2-0
CD Toluca - DC United 1-1
San Juan Jabloteh-CD Marathón 2-4

Gruppo C: Cruz Azul 16, Crew 8, Saprissa 5, PuertoRico Islanders 3;
Columbus Crew-Puerto Rico Islanders 2-0
CD SC Cruz Azul - Deportivo Saprissa 2-0
Deportivo Saprissa - Puerto Rico Islanders 3-1
CD SC Cruz Azul - Columbus Crew 5-0
Puerto Rico Islanders - CD SC Cruz Azul 3-3
Deportivo Saprissa - Columbus Crew 0-1
Puerto Rico Islanders - Deportivo Saprissa 1-1
Columbus Crew - CD SC Cruz Azul 0-2
Columbus Crew - Deportivo Saprissa 1-1
CD SC Cruz Azul - Puerto Rico Islanders 2-0
Puerto Rico Islanders - Columbus Crew 1-1
Deportivo Saprissa - CD SC Cruz Azul 1-2

Gruppo D: Pumas 13, Comunicaciones 9, W.Connection 7, Real Espana 6;
Pumas UNAM-CSD Comunicaciones 1-0
Real CD Espana - W Connection FC 1-0
W.Connection FC - CSD Comunicaciones 1-2
Real CD España - Pumas UNAM 1-5
W.Connection FC-Pumas UNAM 2-2
CSD Comunicaciones-Real CD España 2-0
CSD Comunicaciones-W.Connection FC 0-3
Pumas UNAM-Real CD España 4-0
Pumas UNAM-W.Connection FC 2-1
Real CD España-CSD Comunicaciones 2-0
CSD Comunicaciones-Pumas UNAM 2-1
W.Connection FC-Real CD España 3-2

sabato 9 gennaio 2010

MLS-CBA: ancora non c'è accordo sul nuovo contratto

Negli Stati Uniti il soccer sta crescendo: lo dicono i numeri delle presenze, la crescita d'interesse da parte dei media e degli sponsor, e anche l'aumento dei team.

La Major League Soccer si espande, la stagione 2010 segnerà il debutto dei Philadelphia Union, mentre nel 2011 si registreranno gli ingressi simultanei di Portland e dei canadesi di Vancouver che seguiranno il tragitto compiuto da Seattle traghettando dall'ex USL, il percorso sarà inevitabilmente seguito anche da Montreal.

Persino la nazionale a stelle e strisce continua a mostrare costanti margini di miglioramento a livello internazionale visto l'exploit compiuto lo scorso giugno nella Confederation Cup dai ragazzi del ct Bob Bradley.

A giugno arriveranno i mondiali in SudAfrica, e gli Usa che vi parteciperanno per la settima volta consecutiva. Quasi con un pizzico di amarcord qualcuno ricorderà la rete di Paul Caligiuri a Trinidad che valse la qualificazione ai mondiali di Italia '90.

Tra tante note apparentemente positive, ne spicca una di ben altro tenore. Uno dei "freni" maggiori alla crescita della MLS a livello internazionale, secondo l'opinione di molti addetti ai lavori, è ancora il basso regime di "salary cup" imposto ai club.

Gli Stati Uniti sono sempre la terra delle opportunità, e della libera concorrenza ma nello sport a vario livello sono imposti dei paletti di controllo, ovvero nello specifico dei tetti salariali.

Ciò avviene in tutti gli sport americani, dalla NBA al NFL, dalla NHL al MLB; certo, ciò avviene secondo differenti parametri economici a cui, però, sono chiamati ad attenersi i vari club. Questa politica non poteva che essere seguita anche dalla MLS sin dalla sua nascita nel 1996.

Superate le difficoltà legate allo start up, e pagato dazio con il taglio di due franchigie nel 2001, la Mls ha continuato a crescere e ad espandersi in nuove città, e nell'investire in strutture come i Soccer Specific Stadium (SSS) più consoni al proprio modello ed alle specificità di questo sport negli Usa rispetto agli immensi stadi del football americano.

Merito quindi al commissioner Don Garber subentrato a Doug Logan al timone della Lega, ma anche di qualificati manager come ad esempio Ivan Gazidis (foto al lato, oggi emigrato a dirigere i londinesi dell'Arsenal).

Per crescere in modo rapido e costante, il modello del soccer americano ha però dovuto scegliere una politica economica rigorosamente incentrata sul taglio dei costi ritenuti superflui e troppo esosi. Esempio classico, l'ideale obiettivo di mercato a livello internazionale per i team sono stati quei calciatori a scadenza contrattuale con i precedenti.

La Mls raramente ha pagato il costo di un cartellino, se non da una posizione di forza economica con club sudamericani, centro-americani e più recentemente africani. Insomma, chi volesse venire dall'Europa deve pretendere il solo ingaggio.

Ciò non toglie che gli americani non siano disposti a pagare ingaggi stratosferici, in stile vecchia NASL (1968-1984), come quelli percepiti da Beckham, Ljungberg, Angel, Blanco, Donovan, Schelotto o nel recentepassato dall'argentino Gallardo.

In realtà queste sono eccezioni. Il grande zoccolo dei calciatori, e per lo più quelli americani prendono ingaggi notevolmente inferiori. Per innalzare gli stessi la Mls lo scorso anno eliminò il torneo riserve e ridusse il numero dei componenti del roster.

Una scelta necessaria per fronteggiare le necessità dei calciatori americani, e soprattutto invogliare i giovani ad intraprendere questo sport, e magari proseguire nello stesso dopo gli anni del college.

Differentemente da altre nazioni, lo sport negli Usa produce gente in possesso di titoli di studio che sono spendibili nel mercato del lavoro. Non è un caso che il percorso di militanza in un club professionistico tra Mls e serie inferiori in genere sia sui sette anni, la metà di una carriera degli omologhi europei o sudamericani.

Lo snodo principale del dibattito sono gli ingaggi ed alcune condizioni contrattuali assai penalizzanti. Il 31 gennaio scadrà il contratto di categoria dei calciatori negli Usa, ed ancora oggi non sembra esserci la base per l'accordo tra le parti.

Da una parte la MLS e dall'altra la CBA (Collective Bargaining Agreement) e la MLS Player Association, quest'ultima ha anche investito la Fifa ed in particolare la FifPro (struttura nata nel 1965 a tutella dei diritti dei calciatori) di esaminare la situazione. Sebbene questa, pur notando delle prassi inusuali, di fatto se ne è lavata le mani ritenendole connesse alle leggi in materia di lavoro vigenti negli Usa.

Non di meno cresce, però, il rischio che il CBA rappresentato tra gli altri dall'ex difensore Eddie Pope e dall'esperto portiere dei Sounders Kasey Keller punti i piedi proclamando lo sciopero. Di contro anche i team della Mls potrebbero muovere verso una serrata.
Questa situazione non è anomala per lo sport "Made in Usa", è già successo che si verificassero Lock-Out. Resta da capire a chi nel socccer possa convenire: non certo alla MLS, men che meno ai calciatori americani o canadesi!

Quindi presto o tardi arriverà un accordo che salvi capre e cavoli e dia il via alla stagione 2010. Probabilmente sarà un accordo - mediato dall'USSF - che ricalchi l'esistente, e conceda qualche lieve ritocco verso l'alto, oppure istituisca un fondo di garanzia o nuove regole relativamente ai contratti su cui spesso i club decidono improvvise risoluzioni alla ricerca di esigenze relative ai rispettivi roster.

La via dell'affermazione del soccer e della MLS sullo scenario internazionale non può non dipendere dall'aumento del salary cup al fine di attrarre ed essere pienamente competitiva sul mercato. La strada è tracciata, e non è fatta esclusivamente di Designated Players, ma dal sostanziale miglioramento delle condizioni di tutti i tesserati, unica via all'affermazione dell'intero movimento. Peccato che ciò non avverrà con un semplice tocco di bacchetta magica

L'USSF impone l'accordo: nasce la D2

La via del compromesso che mediasse nella disputa tra United Soccer Leagues e la ricostituita North American Soccer League alla fine ha prevalso.

Esulta il presidente dell'USSF Sunil Gulati che getta le basi verso un torneo che nel tempo potrebbe divenire la serie cadetta della MLS con l'introduzione di promozioni e retrocesssioni, sistema assai inusuale per gli sport negli Usa.
Il 2010 quindi vedrà ai nastri di partenza una neonata lega, la USSF D2 che sarà costituita su due conference di sei team ciascuna. Ufficializzata la composizione dei due raggruppamenti, ma ancora da ufficializzare restano le regole comuni dal parco giocatori all'eventuale salary cup, sino alla formula dei play-off post regular season.

Il primo girone è stato denominato USL, e prevede al suo interno i tre team "lealisti" a Francisco Marcos: Portland Timbers, Austin Aztex e Puerto Rico Islanders, e con loro Tampa Bay Rowdies, Rochester Rhinos e la nuova compagine di Minnesota che non dovrebbe ereditare il nome dagli appena scomparsi Thunder. Nel secondo girone, denominato NASL: Montreal Impact, Vancouver Whitecaps, St.Louis AC, Carolina Railhawks, Miami Blues e i Crystal Palace Baltimore.

La D2 rischia però di ballare solo una notte, pardon un anno. Ciò perchè l'accordo raggiunto vale solo per la stagione 2010, e quindi per il 2011 concreto è rischio di una nuova scissione in cui l'USL potrebbe ripescare i team dell'Usl-2 e puntare a qualche expansion per sopperire il passaggio alla MLS di Portland. Al contrario la Nasl che perderà per l''identica ragione Vancouver, è già certa del passaggio di consegna con gli Edmonton Drillers e sul rilancio degli Atlanta Silverbacks.
Al contrario scompare dal panorama Cleveland con i suoi City Stars in bancarotta, mentre il sogno di un secondo team a New York potrebbe finire nel cassetto dei propositi futuri.

Appena sei i team che prenderanno parte all'edizione 2010 dell'USL-2: Charleston Battery, Charlotte Eagles, Harrisburg City Islanders, Pittsburgh Riverhounds, Real Maryland Monarchs e Richmond Kickers.

Prossimamente tornerò a trattare l'argomento D2 parlandovi del mercato, inevitabilmente condizionato dal lungo stop. Oggi vi anticipo che l'attaccante canadese dei Whitecaps Marcus Haber è stato ceduto agli inglesi del West Bromwich Albion in Championship.

giovedì 7 gennaio 2010

Mls Mercato 2010: sorprese nella calza della Befana

La Befana riserva qualche sorpresa in chiave mercato alle formazioni della Major League Soccer in vista della stagione 2010, sempre più alle porte. Tracciamo un piccolo riassunto sugli ultimi sviluppi tra annunci ufficiali e rumors vari.

Partiamo dalla capitale, dove i DC United hanno ufficializzato la composizione dello staff tecnico che affiancherà il nuovo head coach Curt Onalfo. Le scelte sono state fatte all'insegna della tradizione del club puntando su ex giocatori rossoneri come lo stesso Onalfo: assistenti Kris Kelderman, già vice del tecnico ai Wizards, e l'appena ritiratosi Ben Olsen, mentre Mark Simpson continuerà la preparazione dei portieri.

Novità in tempo reale, anche i New York Red Bulls hanno il loro nuovo tecnico. Ampiamente prevedibile che la scelta del norvegese Erik Soler, nuovo general manager del team, cadesse su un tecnico europeo e possibilmente di provata esperienza internazionale.

La lieta novella , e se sia lieta lo vedremo nel tempo, è stata la scelta sul prossimo 58enne svedese Hans Backe, recentemente alla guida per appena nove gare del Notts County in Inghilterra. Backe per certi versi può essere considerato la controfigura di Sven Goran Eriksson, di cui è grande amico e collaboratore: recentemente al Manchester City e nella selezione del Messico, e per finire al Notts County.


La carriera di Backe per lo più si è svolta in Scandinavia: tra Svezia, Norvegia e più recentemente Danimarca (Aalborg, Copenaghen) dove ha conseguito i migliori risultati. Piccole parentesi anche al Salisburgo e ai greci del Panathinaikos. La sensazione che la scelta di Backe sia funzionale ad un progetto di medio termine che innanzitutto punti ad un lavoro sulle fondamenta del club sia a livello organizzativo di compiti e competenze che tecnico-tattico.

Tuttavia, Backe non sembra un tecnico abile a gestire le pressioni di dirigenti, tifosi e tecnici, e questo in una piazza tritatutto come New York potrebbe essere fatale. Nel suo compito sarà coadiuvato dai confermati Richie Williams e Des McAleenan.

Anche il mercato inizia a registrare novità nella "grande mela", un arrivo e soprattutto un addio: torna in Venezuela (al Deportivo Tachira) il contestatissimo centrocampista Jorge Rojas, ex pupillo di Juan Carlos Osorio; mentre arriva il jolly difensivo costaricano Roy Miller Hernandez (1984), reduce da una pluriennale esperienza sempre nel calcio scandinavo tra Bodo Glimt, Rosenborg e Orgryte.


Un solo team dei sedici resta ad oggi ancora al palo, senza aver scelto il proprio futuro tecnico: sono i Chicago Fire. Qui il g.m. Frank Klopas è pronto a scommettere sul tecnico messicano Carlos De Los Cobos (ex ct di El Salvador). L'alternativa è rappresentata da Tom Soehn.

L'eventuale arrivo di De Los Cobos porterebbe in dote anche l'ala destra salvadoregna Julio Enrique Martinez (1985), attualmente in forza ai messicani del Leon (seconda divisione) ma destinato a lasciare il club.

Nella città del vento, però, è in atto una vera ricostruzione per sopperire ai disastri della gestione Denis Hamlett legati principalmente alla gestione del parco giocatori. I Fire hanno perso Blanco ritornato in patria al Vera Cruz, Soumare (ceduto ai francesi del Boulogne a settembre), il ritirato Prideaux, Rolfe ed ora è anche ufficiale l'addio di Gonzalo Segares.

Il duttile difensore mancino costaricano dopo essersi proposto a vari team scandinavi, ha trovato un ingaggio con i ciprioti dell'Apollon Limassol. Quello cipriota è un calcio in forte crescita, seppur ancor molto grezzo, come testimoniano i risultati della nazionale e la partecipazione con buoni risultati di due club ad altrettante fasi a gironi della Champions League.

A Chicago, dopo i rinnovi dei veterani Brown e McBride, e la fondamentale conferma del guatemalteco Marco Pappa puntano a trattenere anche il giovane ghanese Patrick Nyarko, ma anche per lui c'è qualche sirena europea da fermare. In entrata, stando ai rumors che rimbalzano vi sarebbe il difensore polacco Kryszystof Krol, un giovane (1987) con esperienze nel settore giovanile del Real Madrid e che attualmente milita con l'ex Fire Frankowski allo Jagellonia.

Nel vicino Missouri, a Kansas City il tecnico Vermes non è riuscito a trattenere l'esterno offensivo Herculez Gomez, giocatore dal grande talento sin dagli esordi ai Galaxy ma assai discontinuo. Per lui si sono aperte le porte del Puebla, compagine della massima serie messicana in cui milita l'ex capocannoniere Mls Carlos Ruiz. Il centravanti guatemalteco dopo alcune stagioni in tono minore nella lega, e lasciato partire da Toronto alla volta del Paraguay, sembra aver ritrovato il feeling con il gol che sembrava aver smarrito.

Sempre a proposito di rumors, i Wizards che puntano ad uno dei difensori colombiani acquisiti dalla MLS, avrebbero messo gli occhi sul difensore argentino Facundo Imboden (1980), ex Boca Juniors ed il cui contratto con i cileni dell'Universidad Catolica è appena scaduto. Il giocatore, però, è inattivo dallo scorso aprile a causa di un grave infortunio.

Infine, tappa verso sud direzione Texas, dove segnaliamo il provino in corso di Stuart Holden con il Burnley (Premier League). Il centrocampista degli Houston Dynamo è tecnicamente anch'egli "out of contract" ed ha diverse proposte sul tavolo: dal rinnovo offerto dalla Mls a proposte di diversi club britannici, anche perchè per lui non servirebbe il permesso di soggiorno essendo nato in Scozia ed avendo doppio passaporto.

A Dallas, il tecnico Schellas Hyndman ha ufficializzato il primo rinforzo per la difesa degli Hoops: o il 29enne ghanese Aziz Ansah. Ansah lo scorso 18 novembre ha anche fatto parte della selezione delle "black star" che ha giocato contro l'Angola e vanta nove presenze con la nazionale maggiore del paese africano.

Ansah nelle ultime due stagioni ha giocato in Nigeria nell'Heartland, ma nel passato ha girovato un pò tra il Ghana (Asante Kotoko e Great Olympics) e l'Europa tra Belgio, quindi nella stagione 99-00 una militanza nella primavera del Napoli, ed infine Israele e Bahrein, prima del ritorno in patria e la nuova esperienza in Nigeria.

Adu e Johnson all'Aris Salonicco di Hector Cuper

Importanti novità per due calciatori americani emigrati in Europa ed entrambi alla ricerca di un riscatto sul campo che possa anche valere da "vetrina" per una convocazione nella nazionale a stelle e strisce per i prossimi mondiali in Sud Africa.

Parafrasando una celebre canzone di Renato Carosone: Tu vuoi fare l'americano? bevi whisky e coca, ma ora devi ballare il sirtaki anzichè il rock n'roll!

Passeranno dal campionato greco i desideri di riscatto di "EJ" Eddie Johnson e del ventenne Freddy Adu, grande talento inespresso del soccer. Entrambi ora dovranno calcare le orme di Zorba il greco, il film che rese celebre Anthony Quinn, e ballare il sirtaki sul rettangolo verde.


Due storie tra loro diverse e per certi versi tanto simili quelle dei due calciatori americani di colore. La prima cosa che ora li accomuna è la destinazione: ovvero l'Aris Salonicco guidato in panchina dall'argentino Hector Cuper, ex tecnico in Italia di Argentina e Parma, e reduce da una fallimentare esperienza da ct della Georgia, quella ex sovietica.

Due parole sul club ellenico: i gialloneri occupano l'attuale quarta posizione nel torneo dopo sedici giornate con 25 punti uno in più dell'Aek, e distaccati di sei lunghezze dai cugini del Paok che occupano la terza piazza, quindi in lotta per strappare una preziosa qualificazione alla prossima Europa League.

Del resto la bacheca del club è da tempo all'asciutto di nuovi allori: l'ultimo fu nel 1970 con la conquista della Coppa Nazionale, mentre tre sono i tornei vinti ma parliamo del 1928, del 1932 ed infine del 1946.


Edward, più semplicemente Eddie Johnson (1984) è un centravanti dal buon fisico (183 cm) e molta agilità, uno dei primi prodotti della Mls con cui debutta giovanissimo nelle fila di Dallas per poi successivamente approdare ai Kansas City Wizards.

Doti tecniche e fisiche discrete, ma apparentemente anche molte fragilità psicologiche per questo ragazzo che soffrì ad esempio il primo rifiuto del suo club alla cessione in Europa. Poi nel 2008 il passaggio al Fulham, ma nelle file del club londinese della Premier non riesce ad emergere e neppure il prestito al Cardiff City in Championship lo aiuta.

In questa stagione era tornato ai Cottagers di Roy Hodgson, ma era costantemente dirottato con la squadra riserve, ciò almeno sino al concretizzarsi del suo passaggio in prestito sino a giugno all'Aris.

Storia molto simile quella di Freddy Adu (1989), mezza punta nativa del Ghana ma cresciuto nel Maryland in una famiglia emigrata negli States. Adu è stato e secondo alcuni lo è ancora oggi il miglior talento prodotto dal soccer.

La sua storia sportiva è precoce, il ragazzo diviene l'icona della Nike per lo sviluppo di questo sport nel Nord America ed appena 14enne approda nella MLS con i DC United nel 2004, partecipando al successo del titolo dei capitolini.

Nella stagione 2007 si trasferisce ai Real Salt Lake, ma la sua permanenza nello Utah è breve poichè il ragazzo in estate è ceduto ai portoghesi del Benfica che ad oggi ne detengono il cartellino.

Dopo una prima positiva stagione a Lisbona (11 presenze e 2 gol in campionato), al Benfica decidono di cederlo in prestito ai francesi del Monaco, qui però il ragazzo gioca poco ed ha rapporti non ottimali con il tecnico brasiliano Ricardo Gomes.

In estate il Benfica lo cede in prestito al Belenenses, terza formazione di Lisbona, sempre nella massima serie lusitana: un fiasco totale con appena quattro scampoli di presenze in un team assai modesto.

La necessità evidente di cambiare aria, tra tanti rumors arriva la sofferta decisione: si accasa all'Aris Salonicco che ne ottiene il prestito anche per la prossima stagione e chissà che la fiducia accordata non siano per l'enfant prodige l'occasione giusta per sbocciare.

Tante sono state le polemiche che dai tempi dei DC lo hanno circondato, e probabilmente distraendolo mentalmente dall'impegno sul campo di gioco e accrescendo la presunzione che il solo talento fosse il dono indispensabile per emergere. A ciò aggiungiamo ha contribuito anche qualche eccesso di protagonismo e popolarità come la storia d'amore con la pop star JoJo.

Ad Hector Cuper il compito di rivitalizzare due talenti che si stavano perdendo, e magari tirarli a lucido per il grande palcoscenico dei mondiali in giugno, se il ct Bob Bradley avesse bisogno di loro.